SardegnaFederazione Regionale

ASPAL - Continua la Mobilitazione

Cagliari -

"Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c'era rimasto nessuno a protestare". (Bertolt Brecht)

 

 

Circa una settimana fa, alla Segafredo di Bologna, a soli due anni dalla pensione, per motivi pretestuosi, su due piedi, un operaio di 58 anni è stato licenziato. Mai uno screzio, mai un provvedimento disciplinare. Appena ritornato dalla Direzione, avvisati i colleghi, come succede in questi casi, quell’operaio ha preso la via dello spogliatoio per recuperare i propri effetti personali. La sorpresa all’uscita dallo spogliatoio: 200 operai, tutti, non uno escluso, in sciopero! A farla breve, dopo due giorni l’azienda ha revocato il licenziamento.

 

In Aspal, altrettanto recentemente, 39 nostri colleghi son stati catapultati a decine di km di distanza dal luogo originario di lavoro e/o residenza, sulla base di scelte affrettate e fatte sulla base di non meglio identificati criteri. Diversamente, non si spiegherebbe il trasferimento di fruitori della L. 104/92 o genitori con figli piccoli anche a 220 km di distanza dalla residenza in alcuni casi per coprire il posto lasciato vacante

da altri lavoratori di recente trasferiti… Quale, la ratio che ha portato a queste scelte?

Come ignorare che dal luglio scorso e fino a pochi giorni fa, son stati accolti decine di trasferimenti ad personam, a domanda diretta, condotti senza alcuna procedura oggettiva aperta, né avviso pubblico?... Questi trasferimenti sembrano configurare una palese discriminazione tra i lavoratori stessi in contrasto con la normativa e la democrazia sul posto di lavoro… Allora, ciò che si denuncia è la mancanza di trasparenza, di criteri certi e oggettivi a motivazione della scelta… A nulla serve il sofismo del Direttore che nega si tratti di trasferimenti, ma di assegnazioni a fronte di un nuovo rapporto di lavoro, in quanto oltre ai trasferimenti a domanda di pochi mesi fa, de facto, è la stessa stabilizzazione a configurare la piena continuità del rapporto di lavoro precedente.

Nemmeno soddisfano i criteri proposti dal DG ai dipendenti trasferiti in merito all’applicazione della legge 104 (che non prevede distinzioni sul grado di parentela e discrezionalità nell’applicazione) e che spinge in seconda e terza istanza il disagio che nasce dalle lunghe distanze dei trasferimenti, appesantiti da una viabilità pericolosa, e quello inerente il carico familiare.

 

Altra nota dolente, l’inquadramento dei dipendenti ex provinciali ai quali, nel passaggio da un ente all’altro, non son state riconosciute le progressioni di carriera, né altra opzione compensativa corrispondente, con un azzeramento degli avanzamenti che, poi, si è tradotto e, stante le cose, tradurrà in un danno economico.

 

Quello che chiediamo è trasparenza, correttezza e coerenza, in primis chiediamo ai lavoratori e lavoratrici Aspal, un ritorno alla discussione allargata e all’azione collettiva per affermare diritti e solidarietà… Oggi è necessario portare solidarietà attiva a coloro che han subito decisioni ingiuste e arbitrarie; domani, il campo d’azione sarà quello della tutela più ampia da eventuali scelte inique che potrebbero vedere coinvolto chiunque.

 

L’attesa che brucia lo spazio alla dialettica, il prendere tempo da parte del D.G., l’accondiscendente silenzio dei sindacati confederali, rischiano di condannare tutti alla resa. Soprattutto, i collegh* trasferiti che adesso si trovano a macinare km per ore, con aggravio di costi, rischi e fatica… Non esiste, non si può tollerare lo schiaffo dato a chi è sempre stato attivo nella giusta battaglia che ha fatto germogliare il frutto della stabilizzazione…. A tutti i lavoratori e lavoratrici Aspal chiediamo la mobilitazione per affermare la democrazia nel nostro posto di lavoro, diritti certi, tanto quanto i doveri che si è chiamati ad assolvere.

 

Certo, ci si può voltare dall’altra parte e pensare di curare il proprio orticello, confidando che nessuno ne oltrepassi il confine… Così, avrebbero potuto fare anche gli operai della Segafredo, che tanto ad esser licenziato era uno, mica tutti… Solo che, talvolta, è bene aprire gli occhi e guardarsi intorno per capire, alla fine, che la solidarietà disinteressata interessa sempre e comunque tutti… Oggi a me domani a te… non è un semplice adagio, è la realtà quotidiana nei luoghi di lavoro.

 

In questo tempo, per i lavoratori i diritti appaiono e scompaiono come un faro nella notte, mutevoli come le stagioni, cambiano pelle in relazione alla capacità di farli valere. Ecco questo è uno di quei momenti, il qui e ora è mobilitarsi al fianco dei 39 colleghi oggetto dei trasferimenti, al fianco degli altri che rivendicano l’equo inquadramento, lottare affinchè si trovi soluzione al loro disagio... Il qui e ora è costruire, anche in Aspal, un forte sindacato a difesa dei diritti individuali e

collettivi, i nostri diritti, di tutti e tutte.

 

 

USB P.I. - SARDEGNA