INTERROGAZIONE URGENTE IN CONSIGLIO COMUNALE DI CAGLIARI SULLE DIFFICOLTA' DELLA COMUNITA' SENEGALESE DOPO LO SGOMBERO DA GIORGINO

In allegato alcune foto scattate nei giorni dopo lo sgombero. Come si può vedere, i senegalesi che sono andati a ritirare le loro cose, ricevono dal postino la corrispondenza in strada. Qualcuno ritira anche quella degli amici. La posta dei non presenti, andrà comunque per lo più persa, e quella dei giorni uccessivi tornerà indietro al mittente. I loro legami affettivi già labili ed estremamente lontani, diverranno ancor più difficili. Al riguardo delle difficoltà di comunicazione, c'è da dire che chi non ha il permesso di soggiorno non ha nemmeno diritto ad avere una scheda sim telefonica. Non è sufficiente avere la richiesta di permesso di soggiorno. Ciò spinge loro ancor più ai margini della società... Talvolta le immagini raccontano direttamente una storia.

Cagliari -

 

 

 

Al Sig. Sindaco dott. Emilio Floris

Agli Assessori competenti

 

 

 

 

 

Premesso che

- In base a quanto si è appreso dalla stampa (rif. L’Unione Sarda del 14 Febbraio 2010) il direttore della Caritas don Marco Lai ha dichiarato che “più di cento persone appartenenti alla comunità senegalese sfrattata mercoledì scorso dallo stabilimento Ex-Edem a Giorgino è stata accolta in “case vere” ( “[…]Sinora abbiamo accolto in case vere, tutti sulla fiducia, più di cento persone[…]”)

- è stata divulgata nelle ultime ore una lettera della Comunità Senegalese sfrattata, sebbene, va ricordato, la maggior parte delle persone fossero in regola con i contratti di locazione regolarmente stipulati con la proprietà;

- in tale lettera si denuncia quanto segue:

1) che ai senegalesi che fino al 10 febbraio 2010 abitavano a Giorgino, al contrario di quanto viene sostenuto dai servizi sociali del Comune di Cagliari e dalla Caritas, non sarebbe stata garantita un’adeguata sistemazione, bensì “abitazioni provvisorie e precarie”, che dislocate in luoghi lontani rispetto alle loro sedi lavorative e talvolta con orari di “mensa e di dormitorio” tassativi che rendono impossibile lo svolgimento della propria attività.

2) “[…]Dei (71) residenti a Giorgino, (tutti con regolare permesso di soggiorno) solo meno della metà ha avuto una sistemazione comunque provvisoria e peggiorativa rispetto a quella precedente. Alcuni sono alloggiati alla Caritas, altri in albergo e altri ancora in abitazioni fuori città, affittate dal comune per (solo) un anno. I rimanenti, una quarantina circa, si trovano invece attualmente in Senegal e per questi ultimi, non è stata predisposta alcuna sistemazione in vista del loro imminente rientro.

3) “Cinque di noi, pur non essendo rifugiati politici né richiedenti asilo, ma immigrati (con regolare permesso di soggiorno) che lavorano e pagano le tasse in Italia, sono ospitati all’ostello Caritas in viale Sant’Ignazio. Questa situazione impone orari di ingresso, di uscita e di mensa obbligatori e vincolanti, e non è possibile svolgere liberamente la propria attività lavorativa. Altri 15 sono alloggiati all’hotel 4mori in attesa di una casa: non possono cucinare (né usufruire del ristorante dell’albergo) e per mangiare sono costretti a spendere molti soldi (in bar e ristoranti) oppure a rivolgersi ai propri amici. Chi ha avuto la casa, non ha le stesse condizioni lasciate a Giorgino. Per esempio la casa assegnata a Quartu S.E. ospita tre persone in un bilocale, inizialmente anche senza luce e con un’unica camera da letto. Inoltre il padrone di casa aveva preso altri accordi con la Caritas e si aspettava un numero minore di persone, per cui non intendendo affittare alle tre attualmente alloggiate ne ha mandato via due, che ora sono ospiti di amici. Le altre case assegnate sono lontane da Cagliari (Assemini: 8 persone in tre camere, Capitana: 6 persone, Dolianova: rifiutata perché troppo lontana) e obbligano a spostamenti difficoltosi e dispendiosi per raggiungere la città e i luoghi di lavoro (spese per i trasporti e limiti d’orario imposti dai mezzi pubblici).

 

Constatato che

- alcune delle persone che hanno subito lo sgombero, sono in possesso di un permesso di soggiorno regolare ma in scadenza a breve, rischiano di non poter avere la proroga del visto di soggiorno per mancanza di un luogo stabile di residenza;
- si denuncia anche lo smarrimento di “una parte consistente dei beni che stavano nell’edificio di Giorgino”, sottolineando il dramma delle persone che nel momento dello sgombero si trovavano nei propri paesi d’origine e che quindi non hanno avuto la possibilità di mettere in salvo i propri averi, per cui si pone inoltre il problema di chi dovrà risarcire questi danneggiati visto che ormai tutto è “andato smarrito, rovinato, distrutto o rubato nello sgombero e nella successiva demolizione”;


Tutto ciò premesso,

si interroga il Signor Sindaco e gli assessori competenti per sapere se

1) Siano a conoscenza delle difficoltà sopra descritte in cui versano le persone sfrattate

2) Se abbiano verificato che le sistemazioni messe a disposizione dai Servizi sociali del Comune di Cagliari e dalla Caritas siano in quantità proporzionate e sufficienti al numero degli “sgomberati”

3) Quali iniziative intendano intraprendere, o se ne abbiano già intrapreso, per facilitare il rinnovo dei permessi di soggiorno di coloro che rischiano di non avere il visto in quanto privi di residenza

4) Quali siano i tempi previsti per la durata di tali sistemazioni.

5) Quali siano le iniziative che intendono intraprendere per alleviare il disagio a coloro che attualmente sono nei Pesi d’origine e che al loro rientro si troveranno senza un tetto e senza nessun avere in quanto distrutto, smarrito o altro…

 

Claudia Zuncheddu

Consigliera RossoMori