Invertire la rotta si può

PATRIMONIALE SI’. PATRIMONIALE NO. PATRIMONIALE PERCHE’?

Cagliari -

AL SIGNOR PRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE

AI CONSIGLIERI REGIONALE DELLA RAS

Ogniqualvolta si pronuncia il sostantivo “patrimoniale” succede di sentire mugugni e perfino aperte disapprovazioni e, spesso questi mugugni, queste disapprovazioni sono generati da un ricordo, e della mancata spiegazione di cosa si intende per patrimoniale. Questo sostantivo riporta alla memoria la “patrimoniale” attuata da Amato nel 1992 quel prelievo forzoso da tutti i conti bancari pari al 6 per mille. Quella, a nostro giudizio non è stata una patrimoniale ma un furto con destrezza: si prelevò il 6 per mille da tutti i conti indipendentemente se sul conto ci fossero 10.000 lire o un miliardo di lire non tenendo conto del dettato costituzionale che prevedeva (e prevede) che i cittadini devono concorrere al pagamento delle tasse in base ai loro redditi e patrimoni). Una patrimoniale “democratica”, insomma che fece pagare a tutti, le speculazioni, i furti e i ladrocini commessi dai grandi capitalisti negli anni “80.

L’idea di patrimoniale che si propone, invece, parte da un paio di presupposti:

  1. Che è giusto che paghi chi più ha.
  2. Che paghino coloro che, grazie alla pandemia, hanno moltiplicato i loro già enormi profitti.

Facciamo un po’ di storia: la riforma del sistema tributario del 1974, conteneva 32 aliquote (dal 10% al 72%) per gli scaglioni di reddito da 2 a 500 milioni di lire.

Con le varie riforme, volute da governi di centro destra e centrosinistra quel 72% è andato man, mano assottigliandosi fino a diventare 43%, e di converso il 10% iniziale è diventato 23%, nel restringimento delle fasce si è andato via, via pescando in quel ceto medio basso che si ritrova con tre fasce di tassazione. Riforme, insomma che hanno favorito l’accumulo di capitali da parte dei ceti più ricchi e ricchissimi, e questo al netto di speculazioni, evasioni ed elusioni.

Mi chiedo, dunque, perché, chi avrebbe pagato nel 1974 il 72% di tasse sul proprio patrimonio, mentre oggi si ritrova a pagare il 43% non possa contribuire con una tassazione “una tantum” per un tempo limitato, diciamo per tre anni.

Facendo un elenco dei paperoni italiani, quelli che dichiarano un reddito superiore a 1 miliardo di euro viene fuori la cifra di 119,1 miliardi di euro. Questo significa che applicando una patrimoniale, per tre anni su questi redditi del 6-7 % si potrebbero raggranellare una decina di miliardi, e sono sicuro che il tenore di vita di questi signori non cambierebbe.

Ci sono poi coloro che pur non arrivando al miliardo, il milione di euro lo superano abbondantemente a questi si potrebbe applicare una tassazione, sempre una tantum per tre anni,  del 3-4% e si arriverebbe  ai 6-7 miliardi.

   La rendita finanziaria data dall’enorme debito pubblico e che  è tassata con aliquota fissa del 26%, ovvero meno di un reddito da lavoro di 16.000 euro/anno.

Se venisse applicata una tassa straordinaria del 3% su tutti i portafogli finanziari con valore superiore a 880.000 euro. L’introito previsto sarebbe di 10 miliardi.

I fondi pensione che non si capisce per quale ragione, sono stati trasferiti all’estero, ammontano a circa 120 miliardi, se, improvvisamente, e miracolosamente dovessero tutto d’un colpo rientrare non ci sarebbe bisogno di accapigliarsi se sia più o meno giusto prendere il MES.

Infine: E’ indubbio che chi ha commerciato mediante e-commerce si è visto accrescere il proprio fatturato e utili in maniera esponenziale in questo periodo di covid, un minimo di giustizia fiscale vorrebbe che questi profitti venissero tassati in maniera proporzionale: una web tax con un’aliquota del 30% per società che hanno un ammontare complessivo di ricavi annui non inferiore ai 500 milioni di euro e un ammontare di ricavi da servizi digitali non inferiori ai 2,5 milioni di euro comporterebbe un introito di non meno di 8 miliardi di euro. Ci sarebbe, poi, da parlare sulla enorme evasione fiscale (100-150 miliardi annui secondo le stime della Corte dei Conti) nonché di quella contributiva, ma quelle sono scelte politiche che verranno sempre evocate e difficilmente attuate. Quelle che abbiamo elencate, invece, potrebbero essere alcune misure che vanno in direzione di una patrimoniale vera e non da furto nei confronti dei ceti più deboli come quella attuata nel 92.

Sappiamo che le cifre elencate non basterebbero per sollevare il Paese dalla crisi profonda in cui è sprofondato, e non sarebbero nemmeno sufficienti a dargli un minimo di respiro se non si decide di invertire la rotta risparmiando e abolendo molte voci di spese inutili e dannose a cominciare da quelle militari. Cominciando col ritiro delle missioni militari all’estero, con la disdetta dell’acquisto degli F35, per proseguire con l’internalizzazione di tutto il sistema sanitario sotto il controllo del SSNN. (Ogni euro di profitto che fanno le società che gestiscono la sanità “privata” con soldi pubblici è un euro rubato al SSNN)perché, per dirla con Gino Strada fondatore di Emergency “Il profitto va abolito nella sanità, perché abolendolo e rendendo una sanità gratuita a tutti coloro che sono sul territorio italiano, si avrebbero 30 miliardi di euro da investire ogni anno”.

Signor Presidente del Consiglio, Signori Consiglieri, questo il dono che USB/Federazione del Sociale vi porta oggi. Non sappiamo cosa voi ne pensiate, cosa ne farete, direte, molto probabilmente, che alcuni di questi temi esulano dalle vostre competenze e questo in parte corrisponde a verità, ma vogliamo ricordare che voi fate parte di partiti che hanno una rappresentanza parlamentare per un verso e, poi, siete voi i responsabili della sanità in Sardegna. Una sanità ridotta al lumicino che ha dimostrato tutta la sua fragilità in occasione di questa pandemia e la ha dimostrata nel sistema di prevenzione, di sanità del territorio, di attenzione verso i malati, verso gli anziani. Invertire la rotta si può. Basta volerlo. Basta saper dire no alle lobbyes della speculazione e del profitto.

Salvatore Drago

FEDERAZIONE DEL SOCIALE SARDEGNA

 

 

 

 

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