L'Italia si è fermata per protestare contro la Finanziaria, il protocollo sul welfare e la precarietà.

A favore di una politica di redistribuzione del reddito e di rilancio del sistema previdenziale pubblico assieme alla tenuta del contratto nazionale e il reinserimento della scala mobile.

Cagliari -

 

Grande partecipazione alla mobilitazione del Sindacalismo di Base a favore di una politica di redistribuzione del reddito e di rilancio del sistema previdenziale pubblico.

 

I media se ne sono accorti solo all'ultimo momento, dopo averlo a lungo snobbato. Uno Sciopero Generale, del resto, è una prova difficile, complicata, costosa per chi vi partecipa. E i Sindacati di Base non godono di buona stampa. Eppure è una prova che è riuscita e ha confermato una larga crescita per consistenza di radicamento, che va di pari passo con le trasformazioni in atto nel sindacato concertativo, le quali appaiono giustificate più dall'agenda politica che non dagli interessi concreti dei "rappresentati".

 

Quasi inutile addentrarsi nella solita guerra di cifre sulla partecipazione. Basta leggere sui giornali dei voli cancellati a Fiumicino, a Malpensa a Torino, Bologna ecc… e dei problemi sulle linee degli autobus in tutte le città; molte le scuole e gli uffici pubblici chiusi o gli ospedali con personale ridotto.

 

La piazza cagliaritana si è riempita lentamente. Poi a guardare la strada si è avuta la certezza di un grande successo e le notizie hanno confermato l’alta adesione allo Sciopero in tutto il Paese.

 

Centinaia di migliaia di lavoratori hanno partecipato alle oltre trenta manifestazioni regionali con un’ampia adesione in tutte le categorie, sia nel pubblico che nel privato. La scommessa era quella di farsi sentire, ma anche di riuscire in qualche modo a «generalizzare» lo Sciopero, incidere sulle scelte del Governo mentre questa Finanziaria è ancora in discussione. Eravamo fiduciosi che lo Sciopero Generale e generalizzato e i cortei nelle varie città avrebbero dato buoni risultati: ma la realtà è andata oltre le nostre più rosee previsioni. Gli scioperanti nei principali comparti del lavoro pubblico e privato hanno abbondantemente superato i due milioni.

 

Tracciamo un bilancio estremamente positivo e non scontato, scioperare e rinunciare a una giornata di salario non sempre viene facile. Di certo la rabbia per il «protocollo» del 23 luglio non si è trasformata in disimpegno.

 

Ma la lotta non si ferma qui: continuano le iniziative per esercitare la massima pressione nei confronti di un Parlamento sordo alle esigenze dei lavoratori e dei settori popolari. Il Governo non può non tenere conto della portata del nostro Sciopero e cgil cisl uil, che hanno circondato la mobilitazione di oggi con scioperi improbabili sia per motivazioni che per proporzioni, devono smettere di pretendere il monopolio della rappresentanza sindacale.