Tirrenia Cin, un servizio pubblico privatizzato colpisce nuovamente lavoratori e territori. USB: adesso nazionalizzazione!

Nazionale -

La vicenda della Tirrenia Cin è l’ennesimo epilogo scandaloso della privatizzazione di una grande azienda pubblica di trasporto che ha fatto la storia della marineria mercantile italiana.

 

La lettera con la quale l’amministratore delegato Mura annuncia la sospensione di molte tratte in continuità territoriale non era inaspettata, così come era prevedibile che la dirigenza mettesse sul piatto la crisi occupazionale per smuovere il Ministero dei Trasporti sulla questione della continuità territoriale.

 

Se da una parte è certamente stigmatizzabile il fatto che il Governo non abbia ancora corrisposto alla società quanto dovuto per l’esercizio delle tratte a onere pubblico per territori che ne hanno bisogno oltre che diritto, dall’altra la situazione della Tirrenia Cin è grave non da oggi e ben oltre le responsabilità dell’Esecutivo.

 

Da molti mesi USB lancia l’allarme sullo stato finanziario della società che, giova ricordarlo, si trova in concordato fallimentare, con lo stesso armatore Onorato che non ha ancora saldato parte del prezzo con cui si è aggiudicato la gloriosa Tirrenia, e ha ottenuto dal tribunale di Milano una proroga al 28 dicembre e dal sindacato ulteriore e copiosa cassaintegrazione fino a fine 2020.

 

Purtroppo questa è un’altra brutta storia delle privatizzazioni all’italiana che altro non hanno fatto che depauperare il patrimonio industriale di questo Paese, in modo ancora peggiore per quanto riguarda le grandi aziende dei trasporti. Il braccio di ferro tra armatore e Governo rischia di essere pagato dai lavoratori, dai cittadini che hanno bisogno dell’esercizio del trasporto in continuità territoriale e da tutta la collettività.

 

Per questi motivi USB ha chiesto un incontro alla ministra dei Trasporti Paola De Micheli: non ci limiteremo a chiedere il rispetto degli impegni, la salvaguardia occupazionale e la garanzia di un servizio essenziale per territori già di per sé fragili, ma chiederemo anche che si apra anche in questo caso la riflessione sull’emergenza per invertire la rotta, assicurando nel settore dei trasporti marittimi investimenti pubblici che procedano alla rinascita di una compagnia navale pubblica, affinché non si assista più a scempi di questo genere.

 

Unione Sindacale di Base – Settore Mare e Porti

 

23 novembre 2020