NON RUBATECI IL FUTURO DELLA MADDALENA

 

CHIEDIAMO LAVORO E VERITA’. NO ALLA FINTA BONIFICA!

 

Per noi 2 mila disoccupati dell’arcipelago, con la chiusura delle basi americane e il Porto Arsenale, si riaffaccia dopo decenni la prospettiva dell’emigrazione. E’ il danno più odioso della finta bonifica: aver rubato il futuro all’Isola.  

Ma noi precari e disoccupati non ci stiamo.

La scoperta di fanghi tossici contaminati, lastre di eternit, cemento, fibra di amianto, macerie  e rifiuti tossici scaricati illegalmente in mare alla fine dei lavori all’interno del Parco Marino delle Bocche di Bonifacio, e la scoperta di fondali inquinati come confermato dalla ricerca effettuata alcuni mesi fa dall’Ispra (Ist. Sup. Protezione e Ricerca Ambientale), che emerge chiaramente dall’inchiesta denuncia pubblicata in questi giorni da l’Espresso, getta una nuova luce sulla vicenda dello spostamento del G8 da La Maddalena a L’Aquila.

Di tutti i lavori svolti a La Maddalena, la bonifica era l’unica operazione considerata veramente necessaria. Necessaria per una riconversione dell’Isola, da presidio militare a luogo di villeggiatura. E la bonifica era stata dichiarata conclusa, e definita  un intervento esemplare dal capo della protezione civile Guido Bertolaso.

Il fondale marino è inquinato per lo più da derivati del petrolio, sostanze scaricate in mare quando l’arsenale era gestito dalla Marina Militare. Ma il tutto viene tenuto segreto. Si migra la location del G8 a L’Aquila per motivi nobili, ma la verità è che il porto era inagibile!

Negli anni scorsi, da alcune alghe recuperate dai fondali marini, vengono trovate tracce di uranio e torio 234 molto superiori alla media, insieme alla presenza di plutonio 239.

Di fronte a tutto questo il governo italiano cosa fa? Sposta il G8. Obbliga gli Stati Uniti a fare la bonifica de La Maddalena? No, non fa nulla.

La lotta per la bonifica della ex base militare è una lotta necessaria che invece è stata sottovalutata dalla politica, che deve cercare e trovare soluzioni. La base dell’Isola dipendeva  direttamente dal Pentagono. E allora è necessario un protocollo d’intesa con l’amministrazione Obama  che stabilisca le modalità di intervento per studiare quali sono i problemi creati e giungere ad una bonifica totale, bonifica che  crei lavoro e sviluppo, e  riqualifichi l’Isola in senso turistico.

La Maddalena deve divenire un nuovo polo di sviluppo economico, e deve essere risanato. Perché chiediamo questo?

Il rapporto sullo stato di salute delle popolazioni residenti in aree interessate da poli industriali, minerari e militari della regione Sardegna, ha visto registrare sull’Isola un eccesso di mortalità per il linfoma non-Hodgkin  (tumori maligni del sistema linfatico) nel ventennio 1981-2001.  E perché non esistono studi che analizzino l’eventuale impatto degli inquinanti dell’Arsenale nella catena alimentare, relativamente alla contaminazione di pesci, molluschi e crostacei. E allora tali studi vanno fatti.

Sono stati spesi inutilmente 377 milioni a carico delle casse dello stato e della regione Sardegna, e che come proprietaria della struttura, dovrebbe pagare la nuova bonifica. Ma sappiamo chi ha inquinato!

 

 

PERTANTO CHIEDIAMO:

 

 

·                    Che La Maddalena venga bonificata e riconvertita, e  che nel nostro sistema venga introdotta l'obbligatorietà della valutazione d'impatto ambientale delle basi militari.

·                    Che venga concordato con l’amministrazione USA un protocollo d’intesa per la bonifica dell’area.

·                    Che la Marina Militare e lo Stato italiano facciano la loro parte nella bonifica della Maddalena.

·                    Che i progetti di bonifica vengano svolti con lavoratori locali, per non essere costretti ad emigrare.

·                    Chiediamo, soprattutto, lavoro stabile per i 2 mila disoccupati e per i lavoratori precari  de La Maddalena.

 

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